Cosa è

L’intelligenza altrui non mi rende più stupido.
La cattiveria altrui non mi rende meno buono.
La forza altrui non mi rende più debole.
L’altro c’é.
Anche perché se non ci fosse non staremmo qui.
E allora? Ripeterci quanto è potente, forte e cattivo consola la nostra coscienza? Ma soprattutto, è pulita questa coscienza?
Perché se si ha il coraggio di analizzare 40 anni di “lotta per la Palestina” - di noi “occidentali”, riscontrandoli con i risultati ottenuti - dai palestinesi, invece di organizzare manifestazioni e convegni lamental-celebrativi saremmo a chiederci seriamente e volitivamente: “Come, dove, quanto abbiamo sbagliato?”.
Riconosceremmo che al centro della nostra agenda evidentemente ci siamo noi ed i nostri ideologismi, sicuramente non la gente di Palestina: ‘che altrimenti organizzeremmo incontri, tra noi, in cui rifondare interamente l’approccio stesso a Palestina: se non altro per evitare di fare ulteriori danni.
Quindi, ad Hawiyya interessa l’intelligenza, la cattiveria, la forza sionista solo perché questo è il punto di partenza: il piano da cui iniziare la lotta.
La conoscenza rigorosa dell’altro è, a prescindere, un dovere: per realmente amarlo e combatterlo efficacemente e lealmente.
Conoscenza che troppo spesso si rivela superficiale, “ideologica”, stereotipata: piena di sottovalutazioni ed altrettante sopravalutazioni; perennemente sulla difensiva (l’attacco non è la miglior difesa: è l’unica difesa) e contemporaneamente veemente: inutilmente veemente perché è la veemenza dell’insicuro che urlando conferma la forza dell’altro.
Detto ciò.
Hawiyya vede due movimenti paralleli da produrre: MOSTRARE ed INFORMARE.
La corretta – contemporanea –effettuazione dei due genera, come sintesi, una buona COMUNICAZIONE.
“Una poesia di Fatwa Tuqan è più pericolosa di tutti i feda’iyyn”
Moshe Dayan
In novembre è venuta in Italia Susan Abulhawa, palestinese, negli Stati Uniti da molti anni.
È venuta a raccontare il suo primo romanzo, tradotto per Sperling & Kupfer anche in italiano.
Romanzo bello.
Attraverso la storia letteraria di una famiglia percorre 60 anni di destino palestinese.
Questa è un’arma. Arma potente. Arma politica. Modo perfetto per avvicinare gente che non studierebbe mai Said, Cockburn, Pappe (visto che tanti fra di noi continuano a non farlo …), ma un buon romanzo – forse per educazione – l’aprirebbe e, forse emozionerebbe e, forse, chiederebbe – innanzi tutto a se stesso – qualcosa.
Susan Abulhawa ha potuto presentare pubblicamente “Nel segno di David” solo a Siena.
Perché?
Perché era più importante manifestare per le strade di Roma come audacemente si fa da una quarantina d’anni.
Perché era indispensabile riunirsi in sedi istituzionalissime ad ascoltare sapientissime ed originalissime concioni di onorevoli e giornalisti.
Perché era vincolante ribadire concetti, parole e fatti che, immutabili, pretendono resistere a menti e cuori devastati da 50 anni di tv, di identiche alternanze, di mercificazione delle coscienze, di eccitanti obnubilazioni.
Che è a dire, il “nemico” ci invita sul suo terreno e noi gioiosi vi giochiamo … la sconfitta come filosofia ha il suo fascino ….
“L’affare” Abulhawa è simbolo-sintesi di quanto affermiamo.
È l’emblema di un lavoro – come dice un grande cercatore – non-adrenalitico, [“Credo che la ‘nuova’ comunicazione per creare consenso debba accantonare come secondari – nel senso di utilizzabili come seconde scelte anche se ancora utili in particolari frangenti - gli strumenti che per quarant’anni abbiamo privilegiato (manifestazioni, marce, sit-in, occupazioni, disubbidienze ecc.) e che appaiono ormai spuntati … E’ un lavoro poco ‘adrenalinico’, ma darà frutti duraturi, ma soprattutto offre una speranza di far breccia fra tutti coloro (la maggioranza) che di fronte ai milioni di appelli alla giustizia e alla solidarietà non hanno trovato motivi per agire.
A chi sta storcendo il naso, ricordo che sono quarant’anni che ci agitiamo nelle piazze, che ci parliamo addosso ….” Paolo Barnard] lavoro costante, forte, continuo, per affermare la presenza di Palestina nelle coscienze di noi italiani, soprattutto dei più che nulla sanno, o peggio, che male sanno (e ci si deve accorgere che non raramente male sanno molti che “marciano” nei week-end per Palestina).
Se è un “intenditor” come Moshe Dayan a dirlo, crediamolo!
Chi costruisce muri, virtuali alla Jabotinsky, o reali alla Barak-Sharon; chi nega – anzitutto a se stesso – l’evidenza: l’esistenza di un popolo altro; chi mente – anzitutto a se stesso – su se stesso; costui teme, aborra, odia tutto ciò che è, semplicemente, vero e bello; tutto quanto gli ricordi un passato che, negando vuole cancellare, ‘che altrimenti non potrebbe “disegnare” un presente a sua immagine.
Una mostra espositiva dei costumi tradizionali palestinesi, professionalmente, scientificamente, comunicativamente ben organizzata è … più pericolosa di tutti i feda’iyyn … e sicuramente di decine di manifestazioni “reattive”, di convegni per parlarci-piangenti-addosso, di articoli che solo noi stessi leggeremo confermandoci nella nostra “riserva indiana”.
Informare-formandoci: comunicare nel senso letterale e nobile del termine (METTERE IN COMUNE) avendo ben in mente il “nemico”, quindi attuando tutte le tecniche tipiche di una guerriglia che sconcerti l’altro, che non gli faccia mai trovare un bersaglio pronto ad essere trafitto, che lo costringa a difendersi, perché saremo noi ad attaccare, sempre!
Null’altro da aggiungere se non che Hawiyya è a disposizione di tutti coloro che vorranno fare, nel senso del costruire quotidiano: è a disposizione fino al punto di sciogliersi se ciò fosse utile, pur di veder nascere un coordinamento di azioni in tutta Italia.
Questo sito sarà il primo a scomparire, felicemente, se ciò significasse “fondersi” a realtà esistenti, coerenti con quanto detto. Questo sito vuole essere sia incudine che martello: base e impulso per quanti pongano al centro della propria agenda Palestina, intesa secondo quanto detto nel “Perché Hawiyya”.
Questo sito è sbarrato per tutti coloro che amano parlare-si addosso.
Rappresenta un associazione operativa, non virtual-teorica.
Risponderà a tutti: tutti coloro che avranno qualcosa da proporre METTENDOSI IN GIOCO IN PRIMA PERSONA.
Non ha, non avrà alcun forum: ce ne sono a sufficienza.
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