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Una manifestazione per commemorare i 40 anni di occupazione - Nurit Peled

Nurit Peled-Elhanan, premiata dal parlamento Europeo con il Premio Sacharov per i Diritti Umani e la Libertà di Pensiero. Traduzione di Gabriella Cecilia Gallia

Buona sera. E’ un grande onore per me stare su questo palco accanto al mio amico e fratello Bassam Aramin, un uomo del movimento Palestinese per la pace, uno dei fondatori dei Combattenti per la Pace, gruppo di cui sono membri due dei miei figli, Alik e Guy. Soltanto la scorsa settimana, martedì ad Anata e giovedì a Tul Karem, il movimento dei Combattenti per la Pace è riuscito ad organizzare due imponenti incontri e a reclutare 10.000 palestinesi alla propria causa – una lotta non violenta e congiunta contro l’occupazione, nella stretta collaborazione tra Israeliani e Palestinesi. Se non fosse per le leggi razziste dello Stato di Israele, tutte quelle migliaia di persone potrebbero essere qui con noi questa sera per provare una volta per tutte che abbiamo un partner.
Bassam e io, siamo tutti e due vittime dell’occupazione crudele che continua a corrompere questo Paese da quarant’anni. Tutti e due questa sera veniamo a piangere il destino di questo paese che ha seppellito le nostre due figlie – Smadar*– il germoglio del frutto, e Abir* – il profumo del fiore, che sono state assassinate a dieci anni di distanza, dieci anni che questo Paese ha riempito del sangue dei bambini: e il regno sotterraneo dei bambini su cui noi camminiamo, giorno dopo giorno, ora dopo ora, è cresciuto tanto da straripare.

Ma quello che unisce Bassam e me non è solo la morte a cui l’Occupazione ci ha condannato. Quello che ci unisce è soprattutto la fede e la volontà di crescere i figli che ci sono rimasti in modo che essi non permettano mai più che politici corrotti, avidi e affamati di potere e generali assetati di sangue e conquiste, abbiano dominio sulle loro vite e li mettano gli uni contro gli altri. Non permetteranno più che il razzismo, che si è diffuso in questo Paese, li conduca fuori dal sentiero della pace e della fratellanza che loro hanno lastricato per se stessi. Perché solo quella fratellanza può abbattere il muro di razzismo che si sta costruendo davanti ai nostri occhi.

Da quarant’anni il razzismo e la megalomania hanno tiranneggiato le nostre vite. Quarant’anni durante i quali più di quattro milioni di persone non conoscono il significato di “libertà di movimento”. Quarant’anni in cui i bambini Palestinesi nascono e crescono da reclusi nelle loro case, che l’Occupazione ha trasformato in prigioni, privandoli fin dall’inizio di tutti i diritti a cui gli esseri umani hanno titolo in quanto esseri umani. Quarant’anni durante i quali i bambini Israeliani sono stati educati al razzismo di un tipo che, nel mondo civile, era rimasto sconosciuto per decenni. Quarant’anni durante i quali hanno imparato ad odiare i vicini soltanto perché sono i vicini, a temerli senza conoscerli, a vedere un quarto dei cittadini dello Stato come un pericolo demografico e un nemico interno, e a relazionarsi con gli abitanti dei ghetti creati dalla politica di occupazione come a un problema che deve essere risolto. Solo sessant’anni fa gli ebrei erano gli abitanti dei ghetti ed erano visti dagli occhi dei loro oppressori come un problema che doveva essere risolto. Solo sessant’anni fa gli Ebrei erano rinchiusi dietro brutti muri di cemento elettrificati - in cima ai quali stavano torrette equipaggiate di uomini armati - e deprivati della capacità di guadagnarsi da vivere o di crescere i propri figli con dignità. Solo sessant’anni fa il razzismo esigeva il suo prezzo dal popolo Ebraico. Oggi nello stato Ebraico governa il razzismo, calpesta la dignità delle persone, le priva della libertà e condanna tutti noi a vite d’inferno. Da quarant’anni il capo Ebraico si è incessantemente inchinato in adorazione del razzismo, mentre la mente Ebraica stava escogitando i modi più creativi per devastare, demolire e distruggere questo Paese. Questo è ciò che rimane del genio Ebraico, ciò che è diventato Israele. La compassione Ebraica, la pietà Ebraica, il cosmopolitismo Ebraico, l’amore per l’umanità e il rispetto per l’altro sono stati da tempo dimenticati. Il loro posto è stato preso dal razzismo. E’ stato soltanto il razzismo che ha motivato il soldato della Guardia di Confine a premere il grilletto dall’interno del suo mezzo corazzato per sparare alla testa di Abir, mentre lei si stringeva al muro della scuola impaurita dal blindato che era piombato nel cortile della scuola come se fosse il padrone. E’ solo il razzismo che spinge i guidatori dei bulldozer a demolire le case con i loro abitanti dentro, a distruggere campi e vigne, a sradicare olivi centenari. Solo il razzismo può inventare strade la cui circolazione è stabilita in base alla razza, ed è solo il razzismo che motiva i nostri figli ad umiliare donne che potrebbero essere le loro madri e a fare violenza a persone anziane ai diabolici check-point, a picchiare giovani della loro stessa età che, come loro, vogliono portare la famiglia a fare il bagno al mare, e a guardare impassibili una donna partorire il proprio bambino sulla strada. E’ solo il puro razzismo che motiva i nostri piloti migliori a scaricare bombe da una tonnellata su edifici residenziali ed è solo il razzismo che permette a questi criminali di dormire bene la notte.

Perché il razzismo elimina la vergogna. Questo razzismo ha eretto per se stesso un monumento a propria immagine – il monumento di un brutto muro di cemento, rigido, minaccioso e invasivo. Un monumento che proclama al mondo intero che la vergogna è stata bandita da questo Paese. Questo muro è il nostro muro della vergogna, esso è la testimonianza del fatto che noi ci siamo trasformati da luce per le nazioni “ad un oggetto di disgrazia per le nazioni e il dileggio per tutti i paesi”**

E questa sera dobbiamo domandarci cosa ne abbiamo fatto della nostra vergogna? Come allontaneremo la disgrazia? Ma per prima e più importante cosa, come è che la vergogna non ci impedisce di dormire la notte? Come è che permettiamo che metà dei nostri salari vengano usati per compiere crimini contro l’umanità?

Come è accaduto che siamo riusciti a ridurre la vergogna a due colonne sul quotidiano e a non dedicarle più dei pochi minuti che destiniamo ad una lettura frettolosa degli articoli di Gideon Levy e Amira Hass, come quando uno legge la cronaca di uno scenario già noto in precedenza?

Come è successo che siamo riusciti ad impacchettare l’infinita sofferenza quotidiana, la fame, la denutrizione, i traumi dei bambini, l’invalidità, la condizione di orfani e il lutto in una parola alienante: “politica”?

Com’è che i nostri figli continuano a camminare tronfi e a fare gli spacconi nell’uniforme della  brutalità che indossano quando servono nell’esercito delle distruzioni e dei massacri?

Com’è che tutte le splendide istituzioni del mondo stanno a guardare e non riescono a fare una sola cosa per salvare un bambino dalla morte o rimuovere un blocco di calcestruzzo dal muro della vergogna? Com’è che tutte le organizzazioni per la pace e i diritti umani non riescono a fermare i gipponi delle Guardie di Frontiera che arrivano a terrorizzare e uccidere gli alunni delle scuole, e non sono in grado di fermare un bulldozer nel suo percorso per distruggere una casa con i suoi occupanti dentro, di salvare un albero di olivo dalla distruzione, o una bambina che si è persa mentre andava a scuola e si è trovata sulla traiettoria dei soldati dell’Occupazione?

Una delle risposte a queste domande è che lo Stato di Israele è capace di ridurre al silenzio e di paralizzare  il mondo intero perché c’è stato l’Olocausto. Lo Stato di Israele ha acquisito il permesso di fare violenza su di una intera nazione perché c’è l’anti-Semitismo. Lo Stato di Israele sta causando il disastro esistenziale – economico, sociale ed umano, ai suoi cittadini e alla popolazione soggiogata e nessuno osa fermarlo perché una volta c’era Hitler. In quello stesso momento i sopravvissuti dell’Olocausto stanno patendo l’ignominia della fame in questo Paese.

Questa sera noi dobbiamo chiedere aiuto al mondo per liberare noi stessi dalla vergogna. Questa sera dobbiamo spiegare al mondo che se vuole salvare il popolo di Israele e il popolo Palestinese dall’olocausto imminente che minaccia tutti noi è necessario che condanni la politica di occupazione, il dominio della morte deve essere fermato nel suo percorso. Tutti i criminali di guerra che mettono via le uniformi e cominciano a viaggiare per il mondo devono essere arrestati, processati e messi in prigione invece di avere la possibilità di gioire dei piaceri della libertà, mentre si stanno ancora trascinando dietro un tintinnante salvadanaio pieno di crimini di guerra.
E per noi è arrivato il momento di smettere di consegnare i nostri figli ad un sistema educativo che radica  in loro valori falsi e razzisti ed insegna loro che il proprio contributo alla società si riassume nel fare violenza ed uccidere i figli di altre persone. E’ venuto il momento per noi di spiegare loro che la popolazione locale di questo luogo non è divisa in Ebrei e non-Ebrei come è scritto nei loro libri scolastici, ma in esseri umani che vogliono vivere in pace nonostante tutto, come Bassan Armin e molti altri come lui, che se non fosse per le leggi razziali che limitano i loro movimenti, sarebbero qui con noi oggi, e persone che hanno perduto la loro umanità  e ricavano piacere dalla distruzione e dalla devastazione. E’ venuto il tempo per noi di spiegare ai nostri figli dove vivono.

Oggi, mentre l’intero mondo civilizzato si diverte a denigrare e diffamare il sistema scolastico Palestinese, non c’è un solo testo scolastico in Israele che presenti l’immagine di un Palestinese come una persona normale moderna. Non c’è nessun libro scolastico in Israele che presenti una carta geografica che mostri i confini veri dello Stato. Non c’è nessun libro di testo in Israele in cui appaia la parola “occupazione”. I nostri figli vengono arruolati nell’esercito di occupazione senza conoscere il luogo in cui vivono, senza conoscere la sua storia e la sua gente. Entrano nell’esercito imbevuti di odio e paura. I nostri figli vengono educati a vedere chiunque non sia Ebreo come un Goy, l’Altro, che generazione dopo generazione cerca di distruggerci. Questa educazione rende facile ai vertici militari trasformare i nostri figli in mostri. 

Quindi l’unico modo per impedire che i nostri figli diventino strumenti nelle mani della macchina di distruzione è raccontare loro la storia di questo luogo, disegnare per loro i suoi confini, aiutarli a conoscere i vicini, la loro cultura, le loro usanze, la loro gentilezza e i loro diritti sulla terra dove hanno vissuto per molte generazioni prima che i Pionieri sionisti arrivassero nella Terra Promessa di Israele. E soprattutto insegnare loro a non sottomettersi alla Stato, a non rispettare la sua autorità, perché questo Stato è governato da ladri insignificanti e vili opportunisti, che non controllano i loro impulsi, né quelli sessuali né altri, persino nei tempi più neri e reggono questo Stato secondo le leggi della Mafia. Tu hai ucciso uno dei miei – io ucciderò un centinaio dei tuoi. Tu mi hai lanciato una bomba  fatta in casa – io sgancerò un centinaio delle bombe più distruttive e sofisticate del mondo che non lasceranno neanche una traccia di te, della tua famiglia e dei tuoi vicini. Tu hai bruciato una delle mie auto così io brucerò una delle tue città. Questa è la logica del mondo della criminalità.

Questa sera dobbiamo pensare a quelli che sono condannati a morte l’anno prossimo e a quelli che sono condannati a cadere nel crimine sotto la copertura della legge e dell’uniforme. Dobbiamo salvarli tutti. Dobbiamo insegnare a tutti loro a non obbedire a degli ordini che, anche se sono legali secondo le leggi razziali di questo Stato, sono manifestamente e chiaramente inumani.

E soprattutto, questa sera dobbiamo fermarci un attimo, tutti noi, e guardare il viso della piccola Abir Aramin, la sua testa colpita alla nuca da un proiettile, il cui assassino non si troverà mai di fronte ad un processo in questo Paese e non verrà mai punito nel modo in cui merita, e domandare a noi stessi,
Perché quella striscia di sangue lacera il petalo della sua guancia.***

* Il significato letterale dei nomi Ebraico e Arabo delle bambine..
** Ezechiele  22:4.
*** Anna Achmatova

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